mercoledì 13 gennaio 2016

MEDITAZIONI FRANCESCANE 14


Gesù si ritira a pregare e, per farlo, ritaglia una parte della notte, rinunciando al sonno. Desta una grande impressione questo Gesù che si ritira a pregare: tutti gli evangelisti lo annotano con stupore. Perché mai Gesù pregava? Aveva bisogno di chiedere qualcosa? Che senso ha Gesù in preghiera? Certo: se la preghiera è, così come spesse volte pensiamo, un chiedere, un elemosinare, non ha nessun senso che Gesù preghi. Ma se la preghiera è invece un dimorare nel cuore di Dio, un aprire la propria vita e lasciarla abitare dalla sua presenza, allora ha senso pregare. E Gesù è Maestro nella preghiera. Ci immaginiamo questa intimità profonda che Gesù ha col Padre. E un po' la invidiamo.
Cos'è per noi la preghiera? Cose ne pensiamo? Come la viviamo? Nel linguaggio corrente "preghiera" è addirittura sinonimo di "chiedere". E in effetti gran parte della nostra preghiera è dedicata al chiedere….e abbiamo anche la pretesa di sapere che cosa è bene per noi e… cerchiamo di convincere Dio ad esaudirci ! Al contrario Gesù vive la preghiera come un cercare la volontà del Padre, perché sa che nella volontà del Padre è la sua felicità. Perciò la sua preghiera è così straordinaria: perché vera. Qualcuno penserà: "cosa è mai la preghiera?". La preghiera, lo vediamo, è questo motore che muove l'azione di Gesù. E' così anche per noi? L'azione scaturisce dalla preghiera, questo è il messaggio di oggi. L'equilibrio tra preghiera e azione è fondamentale nella nostra vita interiore: l'una scaturisce dall'altra.
Anche San Francesco è stato uno straordinario uomo di preghiera. Fu la sua principale attività. Egli sentiva una forte attrazione per una vita pienamente dedita a Dio. Non a caso, la preghiera è la prima attività segnalata ai fratelli, perché






Francesco crede che in questo si realizzi in modo unico e primario la verità della sequela di Gesù. Francesco non ha scritto trattati sulla preghiera, né mai si è sognato di salire in cattedra per insegnare agli altri a pregare. Quelle che egli lascia ai suoi frati sono delle indicazioni semplici, essenziali di come vivere la fede in Gesù, che hanno segnato la sua esperienza e che possono essere indicative anche per noi….per una preghiera che diventa incontro d’amore con Dio. . E perciò, andando più a fondo, la preghiera è per Francesco un canto di abbandono, un porsi totalmente nelle mani di Dio con assoluta fiducia. Lo faceva in una forma così evidente che i suoi biografi non esitano a dire che “egli non era un uomo che pregava, ma un uomo diventato preghiera” (2 Cel, 95).

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