FF 721
Mentre Francesco si trovava a Siena, nell’inverno o nella primavera del 1226, giunse colà un frate da Brescia. Desiderava molto vedere le stimmate del Padre e scongiurò con insistenza frate Pacifico a ottenergli questa possibilità. Questi gli rispose: “Quando starai per ripartire di qui, gli chiederò che dia da baciare le mani. Appena le avrà date, Io ti farò un cenno cogli occhi, e tu potrai vederle”. Quando furono pronti per il ritorno, si recarono ambedue dal Santo. Inginocchiatisi, Pacifico dice a Francesco: “Ti preghiamo di benedirci, carissima madre, e dammi la tua mano da baciare!”. Subito la bacia, mentre egli l’allunga con riluttanza, e fa cenno al compagno di guardarla. Poi chiede l’altra, la bacia e la mostra all’altro. Quando stavano allontanandosi, venne al Padre e il sospetto che gli avessero teso un pio inganno, come era in reatà. E giudicando empia quella che era soltanto una pia curiosità, richiamo’ subito frate Pacifico: “Ti perdoni il Signore—gli disse—perché ogni tanto mi rechi grandi pene”. Pacifico si prostrò subito e gli chiese umilmente: “Quale pena ti ho recata, carissima madre?”. Francesco non rispose e la cosa finì nel silenzio.
MEDITAZIONE
Ecco la porta d’ingresso del Regno di Dio. Vi passeranno solo i poveri, i piccoli, gli umili, i vinti, gli oppressi. Queste beatitudini sono come un’altra pasqua, l’annuncio di una novità, di una speranza realizzata, di una liberazione avvenuta. Cercare il Cristo significa unirsi a tutti i poveri, i diseredati, gli oppressi, i perseguitati, prendere le loro difese e servire la loro speranza. Noi siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, perché siamo capaci di amare. I santi hanno il genio dell’amore. San Francesco, ad esempio, amava così premurosamente i suoi figli e fratelli spirituali, che non deve destare stupore se i frati lo chiamavano "madre".

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