San Francesco e il Vangelo
L'AMICIZIA PER IL POVERELLO D'ASSISI
Francesco d'Assisi aveva un'altissimo concetto per il valore dell'amicizia. San Bonaventura nella Leggenda maggiore scrive:
"Non c'è da meravigliarsi come la pietà del cuore lo aveva reso fratello di tutte le creature, così la carità di Cristo lo rendeva ancor più intensamente fratello di coloro che portano in sè l'immagine del Creatore e sono stati redenti dal sangue del Redentore.
Non si riteneva amico di Cristo, se non curava con amore le anime da Lui redente.
Niente, diceva, si deve anteporre alla salvezza delle anime, e confermava l'affermazione soprattutto con questo argomento: che l'Unigenito di Dio, per le anime, si era degnato di salire sulla croce.
Da lì quel suo accanimento nella preghiera; quel correre dovunque a predicare; quell'eccesso nel dare l'esempio.
E, perciò, ogni volta che lo biasimavano per la sua austerità eccessiva, rispondeva che lui era stato dato come esempio per gli altri.
La sua carne innocente si sottometteva ormai spontaneamente allo spirito e non aveva alcun bisogno di castighi, in punizione delle colpe; eppure egli, in vista dell'esempio, rinnovava contro di lei (la carne) pene e fatiche e obbligava se stesso a percorrere vie faticose, in vista degli altri.
Diceva: Anche se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità in me stesso e non mostrassi al prossimo esempi di virtù, poco gioverei agli altri, niente a me..." (Fonti Francescane 1168).

Nessun commento:
Posta un commento