giovedì 15 febbraio 2018

MEDITAZIONI FRANCESCANE Quaresima +++

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QUARESIMA TEMPO DI GRAZIA
Prepariamoci....
L’INCONTRO CON IL VANGELO DI FRANCESCO
Il periodo della conversione di Francesco, che culmina nell'incontro col vangelo, è stato lungo e non facile. Dio lo ha condotto per successive illuminazioni, scuotendolo prima col pungolo della malattia, che seguiva al disgusto per la guerra-prigionia, poi con la disillusione dei suoi sogni di gloria cavalleresca e destando in lui un bisogno nuovo di preghiera per conoscere la sua volontà: "Signore, che cosa vuoi che io faccia?"; "Altissimo glorioso Dio, / illumina le tenebre de lo core mio. / Et dame fede dricta, / speranza certa e carità perfecta, / senno e cognoscemento, / Signore, / che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen”.
Seguendo le prime indicazioni, con immediatezza e impegno totale, ha rinunciato a suo padre, alla sua casa e ad ogni eredità, e da tre anni divide i suoi giorni e le sue notti tra la contemplazione, la faticosa opera di ricostruzione di tre cappelle diroccate - eseguendo appunto l'invito del Crocifisso di San Damiano -, e il servizio dei lebbrosi.
Aveva scelto questa vita nuova, eremitica, perché c'era stato un incontro straordinario, che aveva cambiato tutti i suoi gusti e i suoi disegni. La conversione a Dio dell'uomo Francesco è avvenuta quando, superando la naturale repulsione per i lebbrosi, nella suggestione di una promessa ascoltata nella preghiera, era balzato da cavallo, si era precipitato incontro al lebbroso, che, dal bordo della strada, gli aveva chiesto l'elemosina, gli aveva svuotato nelle mani la sua borsa ed aveva accettato di abbracciare quel derelitto e di rispondere col bacio al suo bacio di pace. La voce gli aveva detto: "Francesco, lascia ormai i piaceri mondani e vani per quelli spirituali, preferisci le cose amare alle dolci e disprezza te stesso, se vuoi conoscermi. Perché gusterai ciò che ti dico, anche se l'ordine è capovolto". Ed ecco, in quel momento, la promessa si era avverata; stretto in quell'abbraccio, provò una gioia mai prima gustata (e da ora la ricercherà sempre, fino alla fine della vita; perfino dal letto di morte vorrebbe tornare tra i lebbrosi); la gioia di "conoscere Dio", Dio che a lui si fa conoscere-sperimentare come fedeltà e fonte di gioia. Ed è questa esperienza a determinarlo a "lasciare il mondo": "Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in 'dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo".
Dall'incontro col lebbroso, Francesco trae una eccezionale conoscenza del Padre nell'uomo lebbroso, nell'uomo che la società emargina e getta fuori dal suo seno. E tale, gli dice la fede, è stato giudicato Cristo: come "il lebbroso", "fatto peccato", il peccato di tutto il mondo, buttato fuori della città a morire su di una croce. Tommaso da Celano annota appena che, rimontato a cavallo, Francesco non vide più il lebbroso, sebbene si fosse in aperta campagna.
Conosce Dio e l'uomo, il più povero, come via a Dio, come rivelatore del Padre. Da qui un bisogno sempre crescente di conoscere sempre di più il Padre di ogni bene, per goderne e per ringraziarlo, con le parole e con la vita. E sulle sue labbra ritorna l'invocazione costante: Signore, che cosa devo fare? Il Crocifisso di San Damiano viene a sostituire il lebbroso, e per quegli anni lui obbedisce... Ma, fino a quando? ed è proprio a questa vita di muratore che Dio l'ha destinato?
Ecco, finalmente, la voce torna a parlargli; non come le al tre volte dall'intimo della coscienza o dal Crocifisso dipinto, ma dal vangelo, che un sacerdote legge, durante la Messa nella festa di san Mattia, a cui partecipa nella cappella di Santa Maria della Porziuncola, che ha appena finito di restaurare.
Quante altre volte l'aveva ascoltato quel brano, ma oggi l'aveva sentito come diretto a lui personalmente e da una persona viva. Per paura di non aver compreso bene, se lo fa spiegare dal sacerdote, e poi ammette con franchezza e gioia: "Questo voglio, questo chiedo, questo brama di fare con tutto il cuore!”.
Era il vangelo della "missione degli apostoli", che sintetizzava in tre punti la vita evangelica di questi uomini, che Gesù mandava a continuare nel mondo il suo annuncio di salvezza:
- Non portare nulla con sé, né bisaccia, né bastone, né alcun altro appiglio di sufficienza umana: è l'altissima povertà;
- Soltanto annunciare a tutti che il Regno è venuto, perché facciano "penitenza";
- Farsi incontro ad ogni uomo col saluto: Il Signore ti dia pace!
E subito mette in esecuzione quanto ha ascoltato: indossa una ruvida tonaca a forma di croce, che stringe ai fianchi con una semplice corda, e butta via bastone e sandali e incomincia ad annunciare la penitenza. L'opinione che la gente di Assisi ha di lui è molto cambiata, dai lontani giorni della clamorosa rottura col padre, e alcuni, vedendolo e ascoltando la sua parola infuocata, si sentono scossi da un fremito di conversione e di nuova vita.
In questo tempo di Quaresima, anche noi, come Francesco, siamo chiamati alla penitenza.
Ma ancor più siamo chiamati all’incontro con il Vangelo. Sarebbe sterile pensare ad un incontro con Gesù basato solo sullo sforzo della volontà! L’incontro con Gesù è passione e amore per il Vangelo. Anche a te, molte volte, è stato raccomandato questo amore , ma…possiamo davvero dire che il Vangelo è una lettura di riferimento per la nostra vita?
Molto probabilmente dobbiamo ammettere che non è ancora così. Forse hai imparato ad ascoltare il Vangelo durante la Messa, forse hai imparato ad apprezzare il Vangelo che ascolti settimanalmente alla Messa del mercoledì ma forse non hai ancora imparato a fare del Vangelo un punto di riferimento preciso e costante per la tua vita.
Il libretto che ti è stato consegnato, come al solito, per questo tempo forte, intende proprio cercare di essere un accompagnamento quotidiano, perché tu,giorno per giorno, possa innamorarti del Vangelo. Leggere il Vangelo non è un obbligo! È una forma di preghiera entusiasmante. Leggere il Vangelo è e deve essere un aiuto per illuminare l’esistenza. Ci sonomolti modi per vivere la Fede. C’è quello adolescenziale, che si appassiona di tutto , che cerca tante esperienze diverse, che si interessa di tante cose, ma senza approdare a nulla.
C’è quello del giovane che maturando, capisce che la fede è sempre fatta di dubbi, ma ha anche molte certezze. Una è proprio questa: trovare nel Vangelo quella forza che è necessaria per illuminare la vita.
Il Vangelo non deve essere letto come un romanzo, come la narrazione della vita di Gesù. Il Vangelo serve perché deve dire a me cosa devo fare in questo momento, come posso illuminare la mia esperienza, cosa il Signore dice al mio Spirito. Capire questo significherà, come per Francesco, capire che non si può fare a meno di un confronto costante con la Parola di Dio.

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